Sicuramente, la prefazione è un biglietto da visita molto importante, a patto però che venga scritta con consapevolezza, in modo conciso e se vuole avere anche una valenza commerciale (aspetto fondamentale quando si pubblica un libro) che sia scritta da un personaggio noto. A seguire un esempio di prefazione scritta da Luca Abete inviato  di Striscia la Notizia per il libro “Legato alla realtà”:

“Sono rare le volte in cui ci si riesce a guardare dentro per davvero. In genere si è troppo impegnati a correre veloci sui solchi sicuri del “già percorso” per avventurarsi in altre strade. Si vive di certezze e di tentativi di consolidarle. Allontanarsene sperimentando e sperimentandosi vuol dire doversi sforzare per capire, essere obbligati a confrontarsi, rielaborare se stessi e le proprie idee. Insomma ricominciare da capo e probabilmente soccombere.
E chi ce lo fa fare? Per oggi non se ne parla: ne riparliamo domani o meglio ancora dopodomani. Con i tempi che corrono, con l’incertezza che c’è in giro vogliamo proprio farci del male?
Questo è il gioco della tana della coscienza, del nascondiglio dell’ego. Un gioco diffuso e nel quale nessuno “libera per tutti”. Anzi un po’ tutti si dichiarano costretti e sacrificati, ma nessuno sembra avere realmente voglia di muoversi o staccarsi per non perdere il diritto più esercitato sul pianeta: quello di lamentare questa o quella costrizione. Assurdo ma vero: c’è un luogo nell’universo in cui ci si rintana per poi potersi dichiarare rinchiusi!
Ben informati hanno avvistato Lello proprio in questo posto. Schiacciato tra le cose che sente e quelle che gli hanno detto di sentire quando era piccolo, quando è caduto e quando ha provato a rialzarsi. In un percorso del genere capita di perdere la bussola, di chiedersi dove ci si trova veramente e, soprattutto, verso quale traguardo si sta andando. Ammesso poi che al mondo, per ciascuno di noi, esista veramente una scacchiera bianca e nera da oltrepassare. In molti continuano a fare ciclicamente lo stesso giro senza addirittura accorgersene.
Ci si riscopre così un po’ ciò che si sognava di essere e un po’ quello che gli altri vorrebbero che fossimo. Magari riscoprendosi incompleti e meno perfetti di ciò che si credeva e, di certo, scontentando le aspettative di tutti cominciando proprio da se stessi. In bilico su questa scomoda cuspide, infatti, non esiste la possibilità di restare fermi, di trovare un equilibrio, di assaggiare stabilità. 
E, in questo ondeggiare quotidiano inconsapevole, giusto un attimo prima di ribaltarsi e di ritrovarsi a gambe all’aria, Lello ci suggerisce la strada che supera ogni bivio verso la svolta inaspettatamente più facile. Per farlo abbandona i suoi panni. Indossa la maschera di ciascun lettore e posa la luce sul tesoro più prezioso che mai avrebbe immaginato di possedere. Lascia brillare così il coraggio che non sapeva di avere, le paure di cui si vergognava, l’amore che nascondeva nel timore che potesse essere non ricambiato e soprattutto un enorme paio di ali utili a volare a metà strada tra il cielo e la terra. Non troppo in alto, per non rischiare di perdere contatto con la realtà, né troppo in basso, per evitare che il frastuono proveniente dal basso potesse annientare la magia del suono del vento alle orecchie. Un volo magico e imprevisto, dunque, capace di coinvolgere e stravolgere, di sedurre e incuriosire. Un volo che Lello si appresta a vivere e condividere affacciandosi, magari, dalla finestra della cucina, attendendo il caffè di mammà”.

Di Luca Abete

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